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Road trip in Cina: monasteri remoti e paesaggi epici tra Yushu e Ganzi

Hi, I'm Fabio Nodari, a travel blogger and photographer living in China for many years. All guides are drawn from my personal experiences. No AI-generated or third-party texts.

Ciao, sono Fabio, fotografo e blogger e vivo in Cina da molti anni. Le mie guide riguardano luoghi che ho visitato personalmente. Nessun testo generato da IA o da terze parti.

Scopri un road trip insolito di 6 giorni da Yushu a Ganzi passando per Dege, tra siti sacri, monasteri remoti e paesaggi mozzafiato nel cuore della regione del Kham.

Aerial view of Yarchen Gar monastery in Kham, with red-roofed buildings, winding rivers, and green hills under a cloudy sky.

Man mano che sempre più stranieri visitano la Cina e pianificano un secondo o terzo viaggio, ricevo sempre più spesso richieste da parte di persone interessate a scoprire luoghi autentici, meno affollati e non ancora trasformati in “parchi divertimento”.

Per questo motivo, negli ultimi tempi ho dedicato molto tempo all’esplorazione dell’Altopiano Tibetano, un’area vastissima che, secondo me, ha un enorme potenziale per offrire esperienze autentiche.

La prima zona che consiglio spesso è il Sichuan occidentale, in particolare le località lungo la famosa Strada 318 (ho scritto una guida di viaggio dettagliata che puoi leggere qui). Purtroppo, anche molti turisti cinesi stanno iniziando a visitare queste aree e, sebbene siano ancora relativamente poco turistiche (soprattutto rispetto a posti come Zhangjiajie o Xijiang nel Guizhou), non sono più così isolate, soprattutto in estate.

L’altra zona che raccomando è il Tibet, in particolare le località di cui parlo in questo articolo. Tuttavia, il Tibet presenta numerose restrizioni, e molti dei luoghi più belli sono ancora inaccessibili agli stranieri.

Ecco perché consiglio di viaggiare in un’altra provincia che pochissimi stranieri conoscono: il Qinghai. Purtroppo anche questa zona presenta alcune difficoltà, come ho spiegato chiaramente in questo articolo sul mio road trip da Xining a Yushu. Ti consiglio vivamente di leggerlo per capire meglio perché viaggiare lì può essere complicato.

Nel precedente articolo ho concluso parlando di Yushu (玉树), una delle principali città della provincia. Tuttavia, proprio da Yushu parte un altro itinerario molto interessante (che è il tema di questo articolo), che attraversa il confine con il Sichuan Occidentale, passando per la storica cittadina di Dege e arrivando infine a Ganzi (Garzê). Fidati: se deciderai di esplorare questa rotta, non resterai deluso.

Panoramica dell’itinerario e periodo migliore per visitare

Snowy mountains in Western Sichuan with a winding road.

Per coprire questo itinerario servono circa 4–5 giorni, da Yushu a Ganzi (Garzê), principalmente su strade d’alta quota che serpeggiano lungo il confine orientale dell’Altopiano Tibetano. La maggior parte delle aree sono sopra i 3.500 metri, con diversi passi montani che superano i 4.500 metri. Questo è un dettaglio fondamentale, perché alcune persone possono stare molto male a causa dell’altitudine. Non sottovalutarla.

Una rotta alternativa parte da Chengdu e termina a Yushu e dura circa 6–7 giorni. Vedrai tutti i luoghi citati in questa guida e molto altro.

Il vantaggio della rotta Chengdu–Yushu è che ti permette di acclimatarti meglio all’altitudine, ma, ovviamente, richiede più tempo. La rotta da Yushu a Ganzi è più veloce, ma tieni presente che Yushu si trova a oltre 3.600 metri di quota, e per alcune persone può essere impegnativa, specialmente se si arriva in aereo da quote molto più basse.

Il periodo migliore va da fine Maggio a inizio Ottobre, quando le strade sono aperte e il clima è stabile. Da Giugno a Settembre le praterie sono verdi, soprattutto dopo Luglio, e lungo la strada vedrai molte tende dei nomadi e forse anche qualche festival locale. In Ottobre il paesaggio inizia a tingersi di toni autunnali e alcune strade d’alta quota possono diventare rischiose dopo le prime nevicate. Evita l’inverno, a meno che tu non voglia fotografare il leopardo delle nevi (in tal caso leggi questo articolo).

Tour Fai da Te o Agenzia Locale

Winding river through Qinghai's green landscape with snow-capped mountains. Road trip scenery.

Sono sicuro che ci siano minivan locali che collegano una città all’altra, ma per questo tipo di viaggio non consiglio di usare i mezzi pubblici: sprecheresti molto tempo e, soprattutto, ti perderesti i luoghi più interessanti. Inoltre, non potresti fermarti ogni volta che vedi qualcosa di bello da fotografare, come nella località della foto sopra.

Ci sono poche agenzie di viaggio cinesi che coprono questa zona, e io ho avuto la fortuna di trovarne una tra le migliori. Ho già viaggiato con loro più volte sull’Altopiano Tibetano e li consiglio vivamente. Puoi contattarli qui per richiedere un itinerario su misura e utilizzare il codice sconto FABIO per ottenere uno sconto.

L’altra opzione è guidare da soli. Scrivimi un DM su Instagram e ti aiuterò a capire come ottenere una patente cinese (quella internazionale non è valida in Cina).

Come sempre, per prenotare voli, hotel o treni, usa Trip, che in Cina funziona molto meglio di Booking.

Yushu (玉树) e dintorni

Nel mio articolo precedente ho già parlato di alcune cose da fare e vedere a Yushu. La città in sé non è particolarmente interessante, visto che, purtroppo, è stata quasi completamente distrutta dal terremoto del 2010. Tuttavia, ci sono alcuni monasteri che meritano una visita. Il principale è Gajie (嘎结寺), un monastero della scuola Kagyu noto per le sue pratiche tantriche.

L’altra area che consiglio di visitare è la Yushu Mani Stone City (玉树新寨嘉那嘛呢石堆), che vale assolutamente la pena. Contiene oltre 2,5 miliardi di pietre scolpite, alcune delle quali risalgono a centinaia di anni fa. I pellegrini continuano ad aggiungerne di nuove, camminando intorno al cumulo mentre recitano il mantra “Om Mani Padme Hum” e fanno girare le ruote di preghiera. Ho visto molti accumuli di pietre Mani, ma nessuno come questo.

Questo luogo è davvero incredibile, soprattutto per gli appassionati di fotografia. Sorprendentemente, ci sono pochissimi turisti e la maggior parte delle persone sono locali o pellegrini. Puoi tranquillamente passare ore a camminare in senso orario, osservando la devozione dei tibetani. Alcuni di loro, nonostante gravi limitazioni fisiche dovute a una salute precaria o all’età avanzata, percorrono diversi chilometri ogni giorno, indipendentemente dalle condizioni meteo.

Monastero di Serxu (色须寺)

Dopo circa 130 km (due ore di macchina), arriverai nella cittadina di Serxu (色须镇), situata nella Contea di Sêrxü (nota anche come Shiqu in cinese), all’interno della Prefettura Autonoma Tibetana di Garzê. Da qui sei già nella provincia del Sichuan.

Qui si trova il Monastero di Serxu (色须寺), un importante complesso buddhista della tradizione Gelugpa (Cappello Giallo) in questa prefettura. Questo monastero è particolarmente significativo perché custodisce reliquie preziose, tra cui una statua del Buddha Maitreya alta 19 metri e una reliquia dentale di Tsongkhapa, fondatore della scuola Gelug.

La cittadina è anche un importante centro di studi buddhisti tibetani, ed è uno dei soli due monasteri nella regione del Kham autorizzati a conferire il titolo di Geshe (equivalente a un dottorato in filosofia buddhista).

Puoi fermarti a pranzo in una città vicina e magari assaggiare uno dei migliori yogurt di yak della regione. In alternativa, puoi decidere di fermarti più a lungo e passare una notte nel monastero.

Bage Mani Stone Wall (巴格嘛呢)

A soli 20 minuti di auto dal Monastero di Serxu si trova un altro luogo unico: Bage Mani (巴格嘛呢).

Se la Mani Stone di Yushu è la più grande al mondo, Bage, che si estende per oltre 1,6 chilometri, è la più lunga. Nelle vicinanze si trova anche la Stupa di Bage Mani, una struttura religiosa di grande importanza. Storicamente, questo sito è legato alla figura leggendaria del re Gesar. Prenditi il tuo tempo per camminarci attorno, ma procedi lentamente, poiché ci si trova a oltre 4.200 metri di altitudine.

Monastero di Dzogchen (佐钦寺 o 竹庆寺)

Aerial view of Yushu monastery complex in Kham, with mountains and green hills.

Il Monastero di Dzogchen è la tua prossima tappa. È uno dei sei grandi “Monasteri Madre” della tradizione Nyingma del Buddhismo tibetano. Fu fondato nel 1684. Famoso per il suo collegio buddhista, il monastero è diventato uno dei principali centri degli insegnamenti Dzogchen (“Grande Perfezione”), attirando numerosi maestri importanti. Al suo apice, ospitava 500 monaci, 13 centri di ritiro e 280 monasteri affiliati, con rituali elaborati e danze sacre.

Il monastero originale fu distrutto due volte: la prima in un terremoto nel 1842, e poi nel 1959. Ricostruito negli anni ’80, il complesso tibetano ospita oggi circa 300 monaci registrati, un convento femminile e una scuola di medicina tradizionale.

La posizione è davvero spettacolare, lontana dal villaggio principale e incastonata tra una collina e una montagna innevata.

Yulong Lhatso (玉龙拉措)

Aerial view of Yushu lake and mountains in Kham, perfect for a road trip.

Sulla strada per Dege, vale la pena fare una sosta a Yulong Lhatso, un lago glaciale sacro situato poco fuori dalla strada G317, nei pressi di Manigango. Un sentiero ben segnalato circonda il lago, offrendo ampie vedute sulle cime circostanti e sui ghiacciai che scendono dal Monte Chola (6.168 m).

Se stai seguendo il mio itinerario, probabilmente ci arriverai verso il tramonto e, se il tempo è buono, vedrai le montagne tingersi di rosso nella luce calda del sole.

Dege (德格): il gioiello nascosto

Sarò sincero: prima di visitare Dege non avevo fatto alcuna ricerca e non mi aspettavo granché. Quanto mi sbagliavo. Questa piccola cittadina è stata, senza dubbio, la rivelazione di questo viaggio.

Partiamo dall’architettura del centro storico. Come in molte altre località cinesi con una lunga storia, la città nuova circonda il nucleo antico, ma è bello vedere che l’architettura originale in legno è ancora intatta e davvero splendida.

Ma ciò che rende questo posto incredibilmente speciale è il Dege Parkhang (德格印经院): l’antica tipografia tibetana.

Dege Parkhang: dove l’antica saggezza vive tra inchiostro e legno

Questo tempio-tipografia del XVIII secolo non è solo un luogo sacro: è un centro vivente dove i testi sacri del Buddhismo tibetano continuano a essere stampati con metodi rimasti invariati per quasi tre secoli (fu fondato nel 1729 da Denba Tsering).

Ciò che rende questo posto straordinario è la sua dedizione assoluta alla conservazione. Mentre altre tipografie simili in Tibet sono scomparse, gli artigiani di Dege stampano ancora ogni pagina a mano, usando matrici in legno ricavate da betulle trattate con sterco di yak per renderle più resistenti. Non si tratta di semplici riproduzioni: molti dei 300.000 blocchi conservati qui sono considerati le versioni definitive dei testi sacri del Buddhismo tibetano, curati ed editati con precisione nel corso di generazioni. Il processo stesso ha un’aura di sacralità: vedrai gli operai recitare mantra mentre lavorano.

Visitare questa antica tipografia è come entrare in uno scriptorium medievale miracolosamente sopravvissuto fino al XXI secolo, e non lo dico alla leggera. Il momento migliore è la mattina, quando la luce del sole filtra dalle piccole finestre e illumina la polvere nell’aria. È l’occasione perfetta per scattare foto davvero uniche.

Il mio consiglio è di non avere fretta: osserva come le mani degli stampatori si muovono con precisione, come la carta lokta (realizzata con una corteccia himalayana tossica che repelle naturalmente gli insetti) assorbe l’inchiostro rosso e nero, e come gli intagliatori socchiudono gli occhi mentre riparano blocchi vecchi di secoli con la stessa devozione di monaci che compiono un rito.

Oltre al suo ruolo di tipografia, il Parkhang è una vera e propria arca culturale. I suoi archivi custodiscono non solo testi religiosi, ma anche opere su medicina tibetana, astronomia e filosofia che sono sopravvissute qui quando sono scomparse altrove (durante la Rivoluzione Culturale).

La cittadina di Derge che lo circonda sembra un’estensione naturale di questo luogo straordinario: vedrai monaci che ancora oggi discutono di testi sacri nei cortili e pellegrini che girano in silenziosa devozione attorno all’edificio.

Osserva con pazienza e rispetto. Questa non è un’attrazione turistica, ma un tempio del sapere ancora in attività. Gli artigiani spesso ti lasceranno osservare, ma ricorda: non stai assistendo a una dimostrazione, bensì alla continuazione di una tradizione che ha visto nascere e cadere imperi. Ultima cosa, ma non meno importante: le fotocamere non sono ammesse, ma gli smartphone sì, quindi potrai scattare foto solo con il telefono (sì, lo so, non ha molto senso).

Monastero di Gatuo (噶陀寺), noto anche come Ghatar, Kathok o Gautok

Larung Gar Buddhist Academy in Sertar, Kham. Wooden houses cascade down the hillside.

Oltre alla tipografia, il Monastero di Gautok è stato l’altro luogo che mi ha lasciato completamente senza parole. Ho visto innumerevoli monasteri sull’Altopiano Tibetano, e ormai è difficile che qualcosa riesca ancora a stupirmi, ma questo… beh, mi ha davvero colpito.

È uno dei monasteri buddhisti della scuola Nyingma, tra i più antichi e prestigiosi dell’altopiano. Fu fondato nel 1159 dal grande maestro Kadampa Desheg ed è conosciuto come uno dei “Sei Grandi Centri della Scuola Nyingma”. È anche particolarmente famoso per la sua rigida disciplina monastica. Ciò che rende questo posto speciale agli occhi di chi, come me, non è un esperto, è il contesto naturale e l’architettura in legno. Sembra un luogo uscito direttamente da un film.

Nel corso dei secoli, il Monastero di Ghatar ha attraversato periodi di distruzione e rinascita (come si può vedere chiaramente dagli edifici nuovi su un lato del complesso), ma ha sempre mantenuto la sua importanza spirituale. Oggi comprende numerosi templi, stupa e collegi monastici, con rituali e festival molto interessanti durante tutto l’anno. Questo posto non ti deluderà.

Monastero Baiyu (白玉寺)

Larung Gar Buddhist Academy in Sertar, Kham, China. Traditional Tibetan architecture on a hillside.

Questo sarà probabilmente l’ultimo monastero che visiterai se segui questo itinerario. Baiyu è anche uno dei sei grandi monasteri della tradizione Nyingma del Buddhismo tibetano. Non è bello come alcuni degli altri monasteri menzionati in questa guida, ma, visto che si trova sulla strada per Ganzi, vale comunque la pena fermarsi un attimo.

Questo monastero è anche noto per la sua influenza a livello globale, con filiali fondate in India, Nepal (qui la mia guida) e in Occidente, che garantiscono la trasmissione degli insegnamenti alle generazioni future.

Dopo questa tappa, puoi finalmente dirigerti verso Ganzi e volare di nuovo a Chengdu (qui la mia guida) o verso la tua prossima destinazione. Tuttavia, se vuoi prolungare il tuo viaggio sull’Altopiano Tibetano, considera di proseguire fino a Litang, che non è molto distante. Ho parlato di questo luogo straordinario nella mia guida di viaggio sul Sichuan Occidentale.

Bonus: Yarchen Gar (亚青寺)

Monk in Kham with yellow hat overlooking a dense settlement. Road trip through the heart of Kham.

Comincerei col dire che, purtroppo, al momento non è possibile per gli stranieri visitare questo luogo.

Proprio come Sertar (色达寺), anche Yaqing è chiusa da tempo e l’accesso è consentito solo ai cittadini cinesi. L’ho comunque inclusa nell’itinerario, perché non si sa mai: magari un giorno riaprirà. Si trova a sole un paio d’ore da Ganzi, quindi ha anche senso, dal punto di vista logistico, includere questo luogo.

È uno dei più grandi centri del buddhismo tibetano al mondo. Situato a oltre 4.000 metri di altitudine, ospita migliaia di monache e monaci (che vivono in aree separate), molti dei quali risiedono in piccole capanne di legno sparse tra le praterie e lungo il fiume. Yaqing è particolarmente noto per l’alto numero di monache che seguono un rigoroso programma di studio e di meditazione.

La vista dell’isola al centro del fiume dalla collina vicina è semplicemente pazzesca, e sembra davvero uscita da un film.

Ogni inverno, decine di monache intraprendono un ritiro di meditazione solitaria di 108 giorni, uno dei più austeri del Buddhismo tibetano. A partire da Novembre, le monache ammesse entrano in piccole capanne di legno costruite da loro stesse, grandi appena quanto basta per stare sedute, dove rimangono in completo isolamento, osservando un silenzio assoluto ed evitando qualsiasi contatto con gli altri. Puoi vedere queste minuscole costruzioni nell’angolo in basso a destra della prima foto di questo articolo.

Durante il ritiro, le monache ricevono un sostentamento minimo: alcune si limitano a bere acqua e tè, altre ricevono solo un boccone d’orzo, e alcune scelgono addirittura di digiunare. Sopportano condizioni estremamente dure: 4.000 metri di altitudine, temperature sotto zero e rifugi molto precari, spesso senza neanche una coperta per riscaldarsi.

La maggior parte abbandona il ritiro prima del termine e meno dell’1% riesce a completare tutti i 108 giorni. Quelle poche che ci riescono vengono pubblicamente riconosciute e benedette come Achuk Rinpoche, a testimonianza della straordinaria disciplina mentale e della profondità spirituale raggiunta.

Considerazioni Finali

Two monks in maroon robes walk in Yushu, Kham.

Non è un segreto che io abbia un debole per l’Altopiano Tibetano: è la mia zona preferita in Cina. È ancora relativamente inesplorato; i paesaggi sono tra i più spettacolari del Paese, e la profonda spiritualità della regione rende questo luogo assolutamente autentico.

Visitare questa zona presenta diverse sfide: infrastrutture limitate (gli hotel sono piuttosto spartani nella maggior parte delle città), altitudine elevata, lunghi tragitti in auto, e costi decisamente più alti rispetto al resto della Cina, visto che avrai quasi sempre bisogno di un autista. Inoltre, ci sono solo pochi mesi all’anno in cui è consigliabile viaggiare qui.

Ma sono proprio questi elementi a rendere l’Altopiano Tibetano unico. Avrai davvero la sensazione di esplorare il tetto del mondo e di orde di turisti per cui la Cina è famosa, qui non si vedono.

Questo luogo non è per tutti, ma se avrai la possibilità di viaggiarci, almeno una volta nella vita, ti assicuro che non te ne pentirai.

Come sempre, non dimenticare di procurarti una VPN o un’eSIM prima di partire per la Cina. Se ti serve un’assicurazione di viaggio, ti consiglio questa.

E non perderti la mia guida di viaggio a Jingmaishan, in Yunnan, e qui trovi la mia guida allo Yunnan occidentale. Qui trovi altre foto che ho scattato durante questo viaggio.

4 commenti su “Road trip in Cina: monasteri remoti e paesaggi epici tra Yushu e Ganzi”

  1. Ciao Fabio, grazie per i preziosi consigli. Nella tua pagina scrivi che questo itinerario ideale parte da Yushu e si conclude nel capoluogo del Sichuan, ti vorrei quindi chiedere: da Baiyu quale itinerario consigli per tornare a Chengdu? (Senza fare eccessive tappe) grazie!

    1. Ciao Elena. Dipende quanto tempo hai e quante ore di strada vuoi fare. Potresti ricollegarti alla 318 e proseguire su Litang, Tagong e poi continuare su Chengdu. Avrebbe più senso continuare su Sertar ma purtroppo è chiusa agli stranieri da oltre 10 anni. Buon viaggio.

  2. andrea menegatti

    Complimenti per il sito/blog.
    E, seppur da profano, per le ottime foto.
    U tuoi diari saranno certo fonte di ispirazione per molti.
    andrea

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