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Come vendere foto e video come NFT (Non-Fungible Tokens)

In questa guida spiego se è possibile guadagnare vendendo le proprie foto (o video) come NFT sulla blockchain.

PS: Ho appena pubblicato la recensione della piattaforma Sloika. Se hai già familiarità con il mondo degli NFT ma stai cercando un markeplace dove iniziare a vendere dai un’occhiata al mio articolo.

Dopo la notizia della vendita all’asta di un file JPG per l’incredibile cifra di 69 milioni di dollari, gli NFT sono esplosi in popolarità.

Secondo alcuni si tratta dell’ennesima speculazione legata alle crypto valute. Secondo altri, invece, questa tecnologia è qui per restare e si tratta di una di quelle innovazioni che possono cambiare il mondo, un po’ come è stato per Internet.

Indipendentemente da quello che la gente possa pensare è giusto però informarsi e capire se ci sia effettivamente qualche utilità, soprattutto per chi, come me, già guadagna con la vendita di foto e video stock footage (qui la mia guida).

Questo articolo è pensato per chi non ha molte conoscenze tecniche al riguardo quindi ho cercato di spiegare le cose in maniera più semplice possibile. Tieni comunque presente che siamo nella fase iniziale dell’adozione di questa tecnologia, quindi si tratta di un argomento complicato, tutto sta cambiando molto velocemente e per il momento manca una vera e propria regolamentazione del mercato. Siamo in parole semplici in una vera e proprio fase Far-West. Questo significa che ci sono domande che per ora non hanno risposte.

Cosa sono gli NFT?

Wikipedia da’ questa definizione:

Un token non fungibile (non-fungible token, o NFT) è un tipo speciale di token crittografico che rappresenta qualcosa di unico; i gettoni non fungibili non sono quindi reciprocamente intercambiabili. Ciò è in contrasto con le criptovalute, come bitcoin e molti token di rete o di utilità, che sono per loro stessa natura fungibili.

Sei confuso? In effetti, oltre a contenere un affermazione tecnicamente non corretta (Bitcoin non è un token completamente fungibile) il linguaggio utilizzato è abbastanza tecnico e quindi difficile da capire per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo.

Facciamo quindi un passo indietro. Per capire cosa è un NFT (token non fungibile) è meglio capire cosa non lo è. (Per semplicità d’ora in poi userò l’abbreviazione NFT).

Un oggetto fungibile (FT) è un oggetto che è completamente intercambiabile con un altro appartenente alla stessa categoria. Un esempio molto semplice è la banconota da 10€. Ogni banconota da 10€ in circolazione ha lo stesso valore, non importa da dove arrivi, chi te l’abbia data e da quanto tempo sia in circolazione. Con qualsiasi banconota da 10€ potrai sempre acquistare beni equivalenti al suo valore nominale. Se la tua banconota da 10€ viene rubata puoi guadagnarne un’altra sempre da 10€ e “rimpiazzarla” senza nessun problema e senza che nessuno se ne accorga.

Un NFT d’altra parte ha tre caratteristiche principali:

  1. Identità unica e verificabile
  2. Scarsità dimostrabile
  3. Indivisibilià

Un’esempio semplice di NFT sono gli animali domestici. Ipotizziamo che io abbia un cane di nome Snoopy. Snoopy è unico. Ne esiste solo uno al mondo. E’ indivisibile e se dovessi rimpiazzarlo con un altro cane non sarebbe più lui. I cani non sono intercambiabili e quindi sono un esempio di qualcosa non fungibile.

Un altro esempio di NFT sono le carte collezionabili ad edizione limitata. A differenza di Snoopy, alcune carte hanno diverse copie, ma hanno comunque un numero di serie che le identifica individualmente e una volta create non ne verranno prodotte più di uguali. Ovviamente gli animali, non sono oggetti collezionabili ma l’esempio serve per farti capire che ogni NFT è unico come lo è Snoopy.

Cosa stabilisce il valore di un NFT?

Gli NFT sono solo l’ultima materializzazione di un’ossessione che è parte della psicologia umana: raccogliere e collezionare oggetti. Non esiste però una regola universale per stabilire il valore di un oggetto collezionabile. Ci sono alcuni parametri utilizzati per capire se un oggetto ha valore come la sua rarità, la provenienza e la qualità. Ma il valore è comunque stabilito da quanto la gente sia disposta a spendere per accaparrarsi l’oggetto. Se pensi che la foto menzionata sopra e venduta per 69 milioni di dollari sia una follia probabilmente hai ragione. Ma qualcuno è stato disposto a spendere quei soldi e quello è il suo valore.

Fino a poco tempo fa questo scambio di oggetti era limitato a beni fisici come quadri, francobolli, schede telefoniche etc. e non era possibile replicare i parametri menzionati sopra (rarità, provenienza e qualità) nel mondo digitale. In fin dei conti ogni file digitale può essere replicato con un semplice copia/incolla quindi invalidando il concetto di scarsità e identità unica e verificabile.

La rivoluzione degli NFT

La vera rivoluzione degli NFT consiste nell’aver superato per la prima volta questo limite (solo i beni fisici potevano essere non fungibili) grazie all’utilizzo della tecnologia blockchain. Non voglio entrare nei dettagli e spiegare cosa sia e come funziona una blockchain perchè richiederebbe un articolo apposta (qui puoi trovare la definizione su Wikipedia). Il punto è che gli NFT funzionano grazie alla blockchain, la stessa tecnologia che sta dietro al Bitcoin per capirci, utilizzata però con uno scopo diverso.

  • Gli Smart Contracts (dei programmi che funzionano sulla blockchain) possono stabilire che per esempio ci saranno solo X copie di un file, creando quindi il primo presupposto per l’esistenza di un NFT: scarsità dimostrabile.
  • La blockchain permette di risalire a ogni singola transazione effettuata con uno specifico NFT visto che gli indirizzi di ogni blocco sono pubblici e i blocchi sono tutti collegati (da cui il nome blockchain). Questo quindi crea un altro presupposto per la creazione di un NFT: identità unica e verificabile. E’ infatti possibile verificare che sia stato creato veramente dall’artista e ogni NFT prodotto è unico avendo una sorta di numero di serie digitale.

Utilizzo degli NFT

Gli NFT sono diventati molto popolari principalmente nel mondo dei videogiochi, visto che permettono di scambiarsi oggetti rari collezionabili (come per esempio armi) al di fuori dei market creati dagli sviluppatori software. Qualche anno fa per esempio è esplosa la mania dei CryptoKitties. Lo stesso concetto può essere applicato a ogni tipo di file digitale inclusi musica, foto, video e persino Tweet.

Quando ho iniziato a informarmi sul mondo degli NFT mi sono subito chiesto se fosse possibile utilizzarli per vendere le foto, soprattutto visto che le agenzie come Shutterstock non fanno altro che tagliare le commissioni e penalizzare i fotografi.

Avere invece il controllo delle proprie opere e poter stabilire quante copie vendere e a che prezzo sembrava un’idea molto interessante.

Il primo paragone che mi è venuto in mente è quello delle agenzie che permettono di vendere le foto in esclusiva, creando quindi una sorta di scarsità delle proprie opere. In realtà anche se ci sono alcune similitudini, gli NFT sono molto diversi.

Il mondo degli NFT è molto più vicino a quello delle case d’asta.

Pro e contro degli NFT

Questi sono alcuni pro e contro a cui ho pensato tenendo a mente l’utilizzo degli NFT per vendere foto e video. Man mano che passerà il tempo e la tecnologia maturerà le cose cambieranno, probabilmente in meglio.

Mercato secondario: commissioni perpetue

Una volta creato un NFT l’artista incasserà delle commissioni ogni volta che il file verrà venduto a qualcun altro. Per fare un esempio è come se un pittore potesse incassare delle commissioni ogni volta che il quadro viene venduto all’asta ad un nuovo collezionista. Il numero totale di copie e la quantità delle commissioni vengono stabiliti al momento della creazione dell’NFT, che in gergo si chiama minting. Le commissioni verranno pagate direttamente in cryptovaluta (molto spesso in Etherium).

Costo iniziale

Creare un NFT, fare il minting, ha un costo. Non vengono spesi Euro o Dollari ma cryptovalute. Il tipo di cryprovaluta è dettato dal tipo di blockchain utilizzato. In alcuni casi spenderai Ethereum, in altri Binance Coin in altri casi Ada. La lista di coin NFT è comunque sempre più lunga, come puoi vedere qui.

Tieni presente che proprio come con le agenzie di stock classiche non c’è nessuna garanzia che il file venga venduto. Questo crea un problema non indifferente perchè utilizzando per esempio Ethereum fare il minting di un file può essere molto costoso (può essere normale spendere anche fino a 50€ o più per singolo file). Il motivo è legato proprio alla blockchain di Ethereum e, anche se è in arrivo un aggiornamento, non è detto che le cose miglioreranno di molto in futuro. Altre blockchain (come per esempio Binance Smart Chain) hanno costi molto più bassi (nell’ordine dei decimi di euro) ma comunque ci sono. Non è pensabile caricare migliaia di foto come si fa nelle agenzie sperando che un giorno si venda qualche foto.

Gap tecnologico

La limitazione più grande degli NFT è che, come tutte le nuove tecnologie, al momento è obbiettivamente difficile per molte persone iniziare a crearli. Innanzitutto bisogna acquistare cryptovalute. Anche se esistono strumenti sempre più popolari, come per esempio Binance oppure Coinbase, il concetto di acquistare e vendere questi coin è di per se una barriera per la maggior parte delle persone. Ricevo regolarmente rischieste di aiuto da parte di persone che non capiscono come usare siti come Eyeem. Immagino le difficoltà che molti avranno provando a usare app di trading per cryptovalute e wallet digitali.

Una volta acquistati i coin bisogna trasferirli su un wallet digitale come per esempio Metamask (facendo attenzione a usare l’indirizzo della blockchain giusta). Poi si deve connettere il wallet digitale ad uno dei siti che permettono di scambiare NFT come per esempio Opensea.io e una volta fatto si può caricare il file digitale e fare il minting pagando la commissione.

Insomma come vedi un processo decisamente complesso a differenza delle agenzie stock dove in pochi minuti si è pronti per caricare e vendere le foto. L’altro lato della medaglia è ovviamente il fatto che questa barriera per ora crea meno competizione e chi entra prima nel mercato ha più possibilità di imporsi.

Col passare del tempo il processo verrà sicuramente semplificato ma per ora è così.

Rapporto diretto con il cliente

La differenza più grande tra le agenzie di stock classiche come Getty, Alamy etc e i siti che permettono di vendere NFT è che il valore dell’opera è deciso dall’artista o attraverso un asta e non dall’agenzia e non ci sono intermediari che si prendono gran parte del tuo guadagno in commissioni. Solitamente le agenzie fotografiche si tengono tra il 50% e il 70% del prezzo di vendita in commissioni. Le piattaforme NFT trattengono una piccola commissione ma è veramente bassa (attorno al 2/3 % giusto per capirci).

Con gli NFT hai un costo per creare il file, costo che però è legato alla blockchain usata e non al sito usato per mettere in vendita l’opera, dopodichè puoi tenerti tutti i guadagni (se e quando riuscirai a vendere). L’aspetto negativo (non da poco sinceramente) è che spetta a te promuovere i tuoi lavori.

Capisci quindi che il concetto di vendita di foto come NFT è più simile a piattaforme come eBay che non alle agenzie di microstock. Si mette in vendita un file digitale ma non è garantito che ci siano persone interessate alle tue opere e potresti ritrovarti ad aver solo speso dei soldi invece che averne guadagnati.

Quali sono le differenze tra le varie piattaforme?

Anche se l’obbiettivo finale è sempre lo stesso (creare NFT e avere uno spazio in cui venderli), ci sono differenze sostanziali tra i vari siti.

La prima grossa differenza è che ci sono due categorie principali di portali:

L’esclusiva data alle piattaforme curatoriali non è comunque sull’artista, ma sull’opera, quindi se anche tu dovessi dare l’esclusiva a SuperRare puoi caricare opere diverse su Rarible (per lo meno in teoria ma non avrebbe molto senso farlo per ovvi motivi).

La seconda distinzione è sulle tipologie di vendita consentite sulla piattaforma.

  • Alcune, come per esempio SuperRare, funzionano come eBay o come le case d’asta. Alla fine di un periodo di tempo, chi ha fatto l’offerta più alta si aggiudica l’opera.
  • Altri siti come come Nifty Gateway permettono di vendere (in gergo si dice “fare il drop”) in maniere più complessa: puoi decidere se fare delle aste, delle open edition, delle silent auction o delle edizioni limitate.

Domande comuni sugli NFT e la vendita di foto

Se devo essere sincero per ora ci sono più domande che risposte. Alcuni dei dubbi che avevo hanno avuto risposta dopo aver contattato personalmente alcune agenzie. Altre domande semplicemente non hanno risposta, per lo meno per ora.

Posso vendere una foto che ho caricato su Shutterstock (o qualsiasi altra agenzia) come NFT?

Al momento non esistono leggi o regolamenti che vietino questa pratica. Le regole sono dettate dal market che utilizzi per creare e vendere l’NFT. Alcuni market non hanno regole, altri sì.

Al di là delle regole ricordati l’ideale dietro agli NFT: il valore è legato all’unicità dell’opera e alla sua scarsità. Ha senso vendere un file su Shutterstock e poi creare un NFT? Tieni presente che chi compra NFT sono in teoria collezionisti. Sono loro che danno valore all’opera decidendo di acquistarla. Se si scopre che un’artista “fa il furbo” che prospettive di vendita pensi possa avere? Tu compreresti un francobollo a 1000€ (per fare un esempio) sapendo che puoi comprare lo stesso francobollo a 1€ da un negozio diverso? Se non lo faresti tu cosa ti fa pensare che lo farebbero gli altri?

Posso creare un NFT su ogni Blockchain disponibile?

La risposta è pressappoco la stessa di prima. Non ci sono al momento limitazioni ma ha senso fare una cosa simile? Più un oggetto è comune e meno vale, e non il contrario. E’ contro il tuo interesse creare copie delle tue opere su diverse blockchain. La domanda è lecita visto che nella fotografia stock conviene spesso vendere le stesse foto su piattaforme diverse (a meno che tu non abbia dato l’esclusiva ad un’agenzia). Nel mondo degli NFT questo invece non ha molto senso.

Cosa ci fanno le persone con gli NFT?

Ci sono due categorie di persone che comprano NFT: speculatori e collezionisiti. Gli speculatori comprano sperando di rivendere ad un prezzo più alto. I collezionisti invece acquistano perchè apprezzano l’artista e il lavoro che ha creato.

Esiste anche un mercato di dispositivi che servono a riprodurre gli NFT (come cornici digitali ecc) e ci sono mondi virtuali in cui gallerie, musei, case private, spazi, vengono allestiti con gli NFT. Il tutto è comunque molto astratto e capisco che può essere difficile capirne il senso.

Osservazioni finali sugli NFT e il mondo della fotografia

luoping golden fields

Dopo questo, lungo, articolo la domanda che più ti interessa è probabilmente solo una: posso guadagnare soldi vendendo foto come NFT?

La risposta è: dipende da te. Il mondo degli NFT è perfetto se crei opere d’arte digitali in edizione limitata. Che si tratti di quadri, foto, video o qualsiasi altra cosa il prezzo è legato alla scarsità e anche alla reputazione dell’artista. Questa forse è la parte più difficile: creare una community che apprezzi la persona dietro alle opere e sappia dare un valore (che si tratti di euro o di Ethereum poco importa). Questo per lo meno per come funziona il mercato NFT al momento. Non mi stupirei se in futuro le cose cambiassero e anche il mondo della fotografia stock iniziasse ad adottare in qualche modo questa tecnologia.

Se già vendi microstock o stockfootage (qui le agenzie migliori) iniziare a vendere NFT richiede un cambio di mentalità. Non si possono caricare migliaia di opere come su Shutterstock perchè questo ha un costo. Meglio concentrarsi su pochi lavori di altissima qualità. Beeple (l’artista dietro alla foto venduta per 69 milioni di dollari) ha venduto la sua opera ad un prezzo molto alto perchè ha impiegato anni per completarla (oltre 13 anni).

Se sei un fotografo che crea fine art e fino ad ora hai avuto difficoltà a monetizzare i tuoi lavori forse gli NFT possono essere il punto di svolta per la tua carriera. Se, come me, fai foto di viaggi, reportage o semplicemente foto stock, al momento gli NFT forse non sono ancora l’ideale.

Se hai già creato e venduto la tua prima foto come NFT lasciami un commento e raccontami la tua esperienza. Sarò felice di includerla nell’articolo se è utile per gli altri fotografi.

In questo interessante articolo parlo delle immagini generate dall’intelligenza artificiale e di come sia possibile monetizzarle.

17 commenti su “Come vendere foto e video come NFT (Non-Fungible Tokens)”

  1. Ciao Fabio, aggiungo anche i miei di complimenti per la chiarezza con la quale hai redatto l’articolo, che però non riesco a datare (cioè non capisco quando è stato scritto). Sperando che sia ancora attuale ti propongo queste domande dal carattere economico:
    1. non voglio farti i conti in tasca ma se metto insieme i pezzi possiamo concludere dicendo che per pubblicare la tua gallery (bellissima) su Sloika hai speso circa 750€ (media 50€ per minting a singolo file)?
    2. i tuoi file sono in vendita su Sloika a 0.1ETH (circa 123$). Se il ragionamento al punto 1 è confermato, si può ipotizzare che stai vendendo approssimativamente i tuoi file il doppio di quanto hai speso per crearli?
    3. sempre su Sloika, sulla home (https://sloika.xyz/) non trovo un find. Per esempio se arrivo sulla home di Sloika e vorrei cercare foto della cina come faccio a cercarle/trovarle?
    Ti ringrazio in anticipo. Grazie mille!

    1. Fabio Nodari

      Ciao Pasco, per quanto riguarda il punto tre, in effetti non credo ci sia quella opzione.
      Per quanto riguarda i primi due punti in realtà ho speso meno, ma alla fine non lo considero neanche il prezzo. Per me gli NFT sono più un esperimento. Mi piace provare sempre cose nuove.

      1. È giusto che sia così. Il salto di qualità si fa solo con il cambiamento. Ancora grazie

  2. Ciao. Articolo veramente molto chiaro. Un dubbio…se volessi creare degli NFT dalle mie foto, conviene farlo con watermark o meglio toglierlo?

    1. Fabio Nodari

      Non si mette mai il watermark quando si vendono foto

  3. Andrea

    Grazie della spiegazione, una solo cosa non ho ben capito. Come ma soprattutto dove si convertono gli Ethereum in euro.

  4. Silvia Coccaglio

    Ciao Fabio,ho creato una miniserie di NFT rielaborando le mie fotografie aggiungendo un tocco ”spaziale” e le ho messi in vendita su Opensea come pezzi unici.
    E’ tutto un mondo da scoprire …e in questo momento mi entusiasma tantissimo.
    Mi diverte ,do una nuova vita ai miei scatti …e forse anche al mio modo di vedere e di pensare le immagini .
    Grazie per l’articolo 🙂

      1. Ciao Fabio, grazie per questo pezzo. Sono stata contattata su Instagram da una persona che dice di essere interessata all’acquisto di alcuni miei collage con NFT. Il profilo è chiaramente quello di una persona che fa trading. Premesso che fino a qualche minuto fa non sapevo nemmeno cosa fosse un NFT, e al di là delle intenzioni speculative o meno del presunto acquirente, mi pare comunque un bene che un lavoro di chi è alle prime armi circoli. Sbaglio?

        1. Fabio Nodari

          Ciao Fabia, non so in questo caso specifico ma spesso chi contatta via social media è uno scammer. Fai attenzione

  5. antonella

    Grazie per la spiegazione chiara, ne sentiremo parlare!

  6. GRAZIE . Credo sempre di piu che NFT sara’ il futuro … quindi approfondire non guasta , ANZI.

  7. Antonio

    Un articolo veramente completo e ben fatto che ha dato risposte a tutte le mie domande.

    1. Grazie Antonio! Speriamo che nei prossimi mesi ci sia più chiarezza sulla fotografia stock.

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