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“Loto d’Oro”: le ultime donne in Cina con i Piedi Fasciati

Hi, I'm Fabio Nodari, a travel blogger and photographer living in China for many years. All guides are drawn from my personal experiences. No AI-generated or third-party texts.

Ciao, sono Fabio, fotografo e blogger e vivo in Cina da molti anni. Le mie guide riguardano luoghi che ho visitato personalmente. Nessun testo generato da IA o da terze parti.

Seguimi in questo viaggio alla scoperta di una delle tradizioni più dolorose della Cina antica, dove le ultime donne con i piedi fasciati condividono con me le loro incredibili storie.

Bound feet shoes, a green lotus foot shoe, held in a hand. Last women in China with bound feet.

Ufficialmente vietata nel 1912, la fasciatura dei piedi era una pratica che consisteva nel deformare in modo permanente i piedi di decine di milioni di giovani ragazze cinesi. Le donne con piedi piccoli erano considerate più belle. Oggi sono ancora vive pochissime di queste donne, principalmente nella provincia dello Yunnan, uno degli ultimi posti in Cina dove questa pratica è stata vietata.

L’origine della fasciatura dei piedi è incerta, ma si dice che sia stata ispirata da una ballerina di corte del decimo secolo di nome Yao Niang che fasciò i suoi piedi a forma di luna nuova. La danza di Yao Niang fu così aggraziata che altri cercarono di imitarla. La fasciatura dei piedi fu poi replicata da altre donne dell’alta borghesia. La pratica si diffuse e divenne lentamente uno status symbol tra l’élite.

Per le famiglie con figlie in età da matrimonio, la dimensione del piede significava la possibilità di aumentare lo status sociale. La sposa più desiderabile possedeva un piede di tre pollici cinesi (11 cm), noto come “loto dorato”. Andava bene avere piedi di 4 pollici (chiamati “loto d’argento”), ma i piedi di 5 pollici o più erano chiamati “loto di ferro” e le prospettive di matrimonio per una ragazza del genere erano molto limitate.

È stato stimato che nel XIX secolo circa il 40% di tutte le donne cinesi aveva i piedi fasciati, percentuale che cresceva sino a quasi il 100% tra le donne dell’alta borghesia.

Loto d’Oro

Elderly Chinese woman with bound feet wearing traditional clothing.

“Non ho soldi da darti, mi dispiace” continua a ripetere Xiu Ying* mentre cerco di spiegarle che non deve pagarci per le foto che sto per scattare e mi scuso per l’intrusione.

“Wo mafan ni” – “Ti sto causando troppi problemi” risponde Xiu in dialetto yunnanese, mentre entra nel monolocale che condivide con la figlia a Kunming, la capitale dello Yunnan.

Mentre aspetto che si cambi le scarpe, dalla piccola finestra del suo appartamento vedo che non ci sono molte cose all’interno della stanza: solo un letto a castello, un tavolino e pochi altri oggetti sparsi in disordine sul letto. Subito fuori c’è un tavolo con una vecchia macchina da cucire e un lavandino per lavare i panni.

Xiu Ying è nata nel 1942 vicino alla città di Quxing, tradizionalmente una parte molto povera dello Yunnan, e ora al centro dei programmi governativi di riduzione della povertà.

*I nomi sono stati cambiati.

Close-up of bound feet in embroidered green shoes, China. 'Lotus Feet': the last women.

“Mia figlia mi ha portato a Kunming, ma io voglio tornare a Quxing. Sono già passati 10 anni da quando mi ha trasferita qui”, dice Xiu Ying.

La figlia lavora come custode in un parcheggio privato, alla periferia di Kunming.

Ci sono molte domande che voglio fare a Xiu: “Ti ricordi quando hanno iniziato a fasciarti i piedi? Quanto è stato doloroso? Sei mai stata arrabbiata con i tuoi genitori per avertelo fatto?”, ma sembra molto nervosa e non intenzionata ad aprirsi con uno straniero.

Elderly Chinese woman with bound feet wearing traditional clothing and shoes, standing near a blue BMW.

Finisco di scattare le ultime foto e mentre stiamo per andare via, lei rompe improvvisamente il silenzio: “Guarda cosa mi hanno fatto quando avevo 4 anni. Riesco a malapena a camminare e non riesco nemmeno a stare dritta in piedi”.

Hou Jinlan

Elderly Chinese woman with bound feet, being examined. "Loto d'Oro" relevance.

Trovo Hou Jinlan, nata nel 1932, seduta su uno sgabello di legno appena fuori dalla porta della sua casa. Il nipote le chiede se è disposta a togliersi le calze e lei risponde preoccupata: Ho paura che mi puzzino i piedi!” Dò uno sguardo veloce all’interno della stanza e su una parete crepata noto due grandi ritratti di Xi e Mao.

Poco dopo arriva un altro nipote, sulla cinquantina, mi chiede con curiosità: “Anche le ragazze in Italia avevano i piedi fasciati?” Questa domanda mi ricorda quanto i villaggi rurali come questo siano rimasti isolati, anche ai nostri giorni.

Elderly Chinese woman, man with bamboo pipe, and child. "Lotus Feet" blog content.

Chiedo se posso scattare qualche foto mentre il nipote più grande fuma la pipa di bamboo ad acqua tipica dello Yunnan. La nonna coi piedi fasciati, il mais appeso alla parete di terra battuta e il nipotino che osserva la scena totalmente inconsapevole di ciò che sta accadendo e di quanto sia cambiato il villaggio in cui è nato.

È una scena che riassume le contraddizioni della Cina: un Paese in cui passato e presente si scontrano, dove povertà e tradizione si aggrappano ai margini di un mondo cambiato.

Elderly Chinese woman with bound feet wearing a knit hat and traditional clothing.

Improvvisamente la conversazione cambia di tono. Guardando nel vuoto, e con voce triste, Jinlan inizia a raccontare: Durante il Grande Balzo in Avanti mangiavamo di tutto. Corteccia d’albero, erba, qualsiasi cosa riuscissimo a trovare. I miei piedi rendevano difficile andare alla ricerca di cibo”,

I suoi occhi, lucidi di lacrime non versate, fissano il vuoto per alcuni lunghi secondi.

Il ritratto di Mao sulla parete sembra svanire nell’ombra, mentre le sue parole rimangono sospese nell’aria: un netto contrasto tra l’idealismo rivoluzionario e la brutale realtà della sopravvivenza nelle campagne Cinesi all’inizio degli anni ’60.

Shunjie: piedi fasciati, ma spirito libero

Elderly Chinese woman with bound feet and lotus shoes stands with a cane.

Hu Shunjie, nata nel 1922, è china su un mucchio di cavoli appena raccolti nel suo cortile, con le mani che si muovono velocemente e il bastone appoggiato accanto a lei. “Non sono mai stata in ospedale, non ne ho mai avuto bisogno!”, dichiara con orgoglio.

La sua voce è acuta, le sue risate frequenti e le sue storie scorrono come un fiume: storie di una vita trascorsa interamente entro i confini del suo villaggio che non ha mai lasciato, nemmeno per visitare Kunming, la capitale della provincia, che si trova a sole tre ore di macchina.

Elderly Chinese woman with bound feet talking to a visitor. Last of Lotus Feet tradition.

Quando le dico che sono uno straniero, i suoi occhi si allargano. “Come ti senti a vedere uno straniero per la prima volta?”. Le chiedo. “Non provo nulla di speciale! Siamo tutti una famiglia, no?” La sua risposta mi lascia senza parole, considerando quanto la maggior parte dei cinesi sia incuriosita da tutto ciò che viene dal mondo esterno.

Improvvisamente, il suo sorriso si spegne mentre racconta gli anni di fame durante il “grande balzo in avanti”. “Mangiavamo foglie, radici e persino pannocchie di mais senza il mais. Molte ragazze con i piedi fasciati e che non riuscivano a lavorare nei campi sono state uccise”.

Su un tavolo sgangherato di legno, ci sono tre fotografie: un ritratto sbiadito del marito defunto, scattato quando aveva 90 anni e il volto segnato ma fiero, e due ritratti di Shunjie: uno di quando aveva 80 anni, e un altro scattato a 100 anni, con il suo bel sorriso intatto nonostante la vita difficile.

Mentre mi alzo per andare via, sua nipote mi costringe ad accettare un sacchetto pieno di patatine tagliate a mano, una prelibatezza locale. “Prendile! Anche voi stranieri dovete mangiare”.

Shunjie mi segue camminando lentamente, aggrappata al suo fedele bastone, mentre percorro il cortile di casa sua. Mi saluta felice agitando la mano. Mi giro e do’ un ultima sbirciata a un pezzo di storia, oltre un secolo di sofferenze che non sembrano aver minimamente scalfito la voglia di vivere di questa donna incredibile.

Qui trovi il video che ho fatto a queste ultime due donne.

Loto di ferro

Elderly Chinese woman with bound "lotus feet" wearing traditional clothing and shoes, seated with a cane.

“Sono brutta e vecchia, non voglio essere fotografata” continua a ripetere Ying Yue, alzandosi dal piccolo sgabello di legno scomodo su cui passa le sue giornate non lontano dal centro di Kunming.

Sinceramente sono un po’ imbarazzato e non so cosa sia culturalmente appropriato in una situazione come questa, ma sua figlia mi rassicura che sua madre “è solo un po’ scontrosa oggi” ed “è felice di parlare con qualcuno”.

Mentre ci dirigiamo lentamente verso l’esterno, la figlia spiega che Ying Yue aveva 3 anni quando i suoi genitori iniziarono a fasciargli i piedi. Avere i piedi piccoli le avrebbe garantito un marito e dei figli, ma Ying Yue non sapeva che in pochi anni sarebbe cambiato tutto.

Ying Yue è nata nel 1935, 23 anni dopo che la fasciatura dei piedi fu ufficialmente vietata in Cina. Purtroppo, in alcune zone remote, come la provincia dello Yunnan, ha continuato ad essere praticata fino agli anni Cinquanta. L’ultimo nuovo caso fu segnalato nel 1957.

Nel 1945 il bando fu applicato anche a Qujing (曲靖), città natale di Ying Yue, la stessa zona in cui è nata anche Xiu Ying.

Lacrime rigano le guance di Ying Yue mentre ricorda il dolore durante il suo primo giorno di lavoro in campagna quando aveva circa 10 anni. I suoi piedi non erano più adatti a camminare per lunghe distanze nè tantomeno per lavorare nei campi. Per permetterle di lavorare i suoi piedi furono “aperti”, una pratica che cercava di riparare i danni fatti alle dita dei piedi ma che in realtà non faceva altro che causare più dolore.

Mentre parliamo con Ying Yue, lei dice qualcosa che mi lascia senza parole: “Mi dispiace che i miei piedi non siano piccoli come quelli di mia madre”.

“Portami le scarpe più belle”, Ying Yue ordina a sua figlia mentre io scatto altre foto e lei si lamenta che la stoffa non è di buona qualità, intimorita che le foto non vengano bene.

“Molto meglio, ma a casa ne ho un altro paio ancora più belle, la prossima volta te lo mostro” ci dice con orgoglio. Nel 1999 fu chiuso l’ultimo calzaturificio che produceva scarpe di loto.

Come la maggior parte delle persone della sua generazione, Ying Yue ha vissuto una vita molto difficile. È nata in uno dei luoghi più poveri della Cina e oltre a sopravvivere a diverse guerre, ha perso 5 figlie, 3 figli e anche suo marito. A 60 anni ha avuto un incidente che le ha danneggiato permanentemente le gambe e ha perso la vista da un occhio. Oggi ha solo una figlia, che si prende cura di lei mentre lavora come custode in un bagno pubblico.

Mentre cerco di fare altre domande su com’è vivere con piedi così piccoli, scoppia di nuovo a piangere: “Non ho più niente per cui valga la pena vivere”. La figlia cerca inutilmente di calmarla.

Elderly Chinese woman with bound 'lotus feet' in traditional clothing, supported by younger woman.

Ying Yue non sembra essere troppo preoccupata di aver avuto i piedi fasciati quando era giovane: il suo principale rimpianto è quello di non avere un figlio maschio ancora in vita. Questa mentalità è ancora molto comune in Cina, soprattutto per chi ha vissuto gli anni della politica del figlio unico.

“Hai pagato il fotografo?” Ying Yue chiede alla figlia con tono serio mentre ci prepariamo a partire. Cerchiamo di spiegare che è un piacere per noi essere lì, ma lei sembra non capire.

Diciamo addio a Ying Yue, una delle ultime donne ancora in vita ad avere i piedi fasciati, vittima di una pratica che per fortuna non esiste più.

Aiutata dalla figlia, si allontana lentamente cercando di mantenersi in equilibrio. Non troppo lontano da noi, una giovane donna d’affari passa al volante della sua nuova Maserati.

Woman helps elderly woman with bound feet walk in China.

Ying Yue e le altre donne che ho fotografato sono la prova vivente di quanto le condizioni delle donne in Cina siano migliorate negli ultimi decenni, anche se purtroppo c’è ancora una grande disuguaglianza di genere.

Non perderti questa storia in cui parlo delle ultime donne Dulong coi tatuaggi in faccia, nello Yunnan.

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